MESSA PONTIFICALE PER SAN GERLANDO

25 FEBBRAIO ORE 18,00

 

 CELEBRAZIONE EUCARISTICA

DOMENICA ORE 19.30

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 L'interno della Cattedrale  è strutturata in due aree, la prima a libero ingresso ovvero la "Cappella del Coretto" riservata alla preghiera e la seconda detta "Area Monumentale" incluse le sale MUDIA e TORRI ad accesso con ticket per le visite turistiche.  I tickets per l'area monumenatale si possono acquistare il giorno stesso della visita presso la biglietteria dei siti.

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L'URNA DI SAN GERLANDO. VICENDE STORICHE

IMAGO SACTITATIS

Mostra fotografica sull’Urna reliquiaria Fino al 20 marzo - Cattedrale

È la memoria visibile di una devozione incarnata nella materia: nell’argento cesellato dell’Urna di San Gerlando, nelle sue decorazioni, nei puttini trafugati e nei riquadri narrativi perduti, nelle tracce che la storia ha lasciato.

Le fotografie raccolte in questa mostra non sono semplici documenti; esse diventano testimonianza, frammento, racconto. Rendono presente ciò che non è più visibile e aiutano a comprendere ciò che oggi appare reintegrato e restaurato.

Immagini in bianco e nero, alcune d’autore, altre provenienti da archivi, altre amatoriali, raccolte con cura in occasione del restauro e della riconfigurazione dell’Urna argentea di San Gerlando. Fotografie che ci rimandano al passato e sollecitano la memoria, chiamata oggi a confrontarsi con ciò che vediamo reintegrato e restaurato.

Ci sono immagini che non smettono di parlare: sussurrano dettagli, stimolano la ricerca e la comparazione, aprono finestre alla conoscenza. In questa galleria abbiamo riunito fotografie storiche che, pur provenendo da fonti diverse e scattate in tempi differenti, dialogano tra loro, componendo un racconto unitario.

La mostra fotografica è concepita come una passeggiata visiva: si entra in punta di piedi, si osserva, si ritorna sui propri passi, si rivede. Si procede avanti e indietro nel tempo e nello spazio, per riconoscere ciò che è stato reintegrato e ciò che è stato restaurato, in un continuo confronto tra passato e presente.

L’esposizione si configura come un’opera aperta, un apparato interdisciplinare che sollecita la memoria storica e accompagna alla ricostruzione delle antiche collocazioni dell’Urna: dalla cappella seicentesca con la sua complessa macchina devozionale, oggi in parte custodita presso il Museo Diocesano, al sacello medievale, fino alla Chiesa di San Domenico.

La raccolta documenta la preziosa urna nel suo antico fasto durante la permanenza i cattedrale e nella chiesa concattedrale di San Domenico, ma testimonia anche le ferite subite nel tempo. Nel 1972 il furto sacrilego di dieci puttini ne compromise l’integrità; nel 1983, dopo il rientro in Cattedrale, un ulteriore trafugamento privò l’opera dei restanti puttini e dei sei riquadri raffiguranti episodi della vita del Santo. Le immagini conservano la memoria di ciò che è stato perduto e restituiscono, insieme, il senso del lavoro di recupero e ricomposizione che oggi possiamo contemplare.

In questo dialogo tra passato e presente, tra perdita e recupero, la memoria si fa custode di identità e la fotografia diventa luogo di contemplazione e di conoscenza.

Così, Imago sanctitatis non è soltanto una raccolta di immagini, ma un invito a riconoscere nella storia materiale dell’arte il riflesso di una santità che continua a parlare al cuore dell’uomo.

Emblematico monumento della fede cristiana agrigentina, l’urna che custodisce le reliquie di San Gerlando esprime il profondo legame del popolo con il proprio Patrono e testimonia la presenza di una committenza lungimirante capace di rivolgersi ai più autorevoli maestri del tempo.

La monumentale cassa è stata voluta dal vescovo Francesco Trahina, che ha guidato la Diocesi di Agrigento dal 1627 al 1651, per impreziosire la nuova cappella barocca. Nel 1653 don Francesco Albamonte, suo procuratore, ha commissionato la vara in argento all’argentiere palermitano Michele Ricca, su progetto dell’abate Vincenzo Sitaiolo e su disegno del celebre pittore monrealese Pietro Novelli. Le parti fuse (puttini, serafini e angeli) sono state realizzate dagli argentieri Giancola Viviano e Michele Ferruccio, contribuendo a definire l’eleganza e la ricchezza plastica dell’opera.

L’urna, insieme al reliquiario a busto della compatrona santa Vittoria, è stata custodita nella cappella barocca dietro una monumentale porta chiusa da tre chiavi, simbolicamente affidate al Vescovo, al Capitolo e ai Giurati della città: segno eloquente di una responsabilità condivisa verso i Patres ecclesiae et civitatis. Durante i restauri della Cattedrale dei primi del Novecento, per iniziativa del vescovo Bartolomeo Lagumina, l’urna è stata trasferita nella cappella medievale ritrovata, nel transetto meridionale.

In origine era arricchita da sei formelle che narravano  episodi della vita del Santo – tra cui l’incontro con il conte Ruggero I di Sicilia, il battesimo di Hamud, l’istruzione del clero e del popolo e l’assistenza alla città – conferendole un valore non solo artistico, ma anche storico e agiografico.

La sua vicenda è stata segnata anche da eventi dolorosi: ha subito due furti sacrileghi, il primo negli anni Settanta, quando l’urna era custodita nella chiesa di San Domenico, a seguito della frana del 1968, e il secondo negli anni Ottanta, dopo il rientro in Cattedrale. Tra il 2012 e il 2013 il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha restituito sette degli otto puttini sottratti.

Nel 2025 l’Urna è stata oggetto di un accurato intervento di restauro  e di reintegrazione che ne ha restituito l’originario splendore, riconsegnando alla comunità un simbolo identitario di straordinaria forza spirituale e artistica.

VERSO LA FESTA DI SAN GERLANDO 25 FEBBRAIO