Chiesa S. Alfonso

CENTRO PER L'EVANGELIZZAZIONE, I GIOVANI E LA CATECHESI

RETTORE DELLA CHIESA DON GERO MANGANELLO 

 

PER LA PRENOTAZIONE DI MATRIMONI E LA CELEBRAZIONE DEI FUNERALI

RIVOLGERSI ALLA PARROCCHIA SAN GERLANDO

LA CHIESA E I REDENTORISTI AD AGRIGENTO

Fu il vescovo della Diocesi, monsignor Andrea Lucchesi Palli ad invitarli. In tal modo quei padri fondarono in questa città della Sicilia una delle loro prime e più importanti case. I Redentoristi alloggiarono nei primi anni presso lo stabilimento gioenino ed ebbero diversi incarichi pastorali e missionari da parte di Lucchesi Palli.

A loro il Vescovo diede tra l’altro il delicato incarico di aver cura della biblioteca che aveva cominciato a realizzare e che con un testamento donò al pubblico. Nel 1840 i Padri Liguorini avviarono i lavori per la costruzione di una Chiesa dedicata a Sant’Alfonso, erigendola accanto al Palazzo Vescovile. I lavori vennero conclusi nel 1855. Quella di Agrigento fu la prima Chiesa del mondo dedicata a Sant’Alfonso.

Nella seconda metà del secolo scorso l’edificio è stato decorato con stucchi di Vincenzo Signorello e con il ciclo pittorico dell’artista siciliano Giovanni Patricolo. Negli altari della parete sinistra della Chiesa si trovano le seguenti sue tele : “Il discorso della Montagna”; “Natività con adorazione dei pastrori”; “S. Michele Arcangelo che sprofonda nell’inferno Lucifero”. Le altre sue tele del lato destra raffigurano: “S. Gerardo in gloria ai piedi di Maria Santissima” (opera di Pietro Gagliardi che ha sostituito una tela del Patricolo andata in rovina); “Gesù Bambino e S. Giovannino, Maria, Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria”; “Martirio di Santa Filomena”. Nella volta ammiriamo altre tele del Patricolo: “Il Battesimo di Gesù”; “Sant’Alfonso in gloria”; “Gesù Risorto”; “La discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli”. Nelle pareti sotto la volta ci sono infine le tele del Patricolo raffiguranti i seguenti episodi: “Gesù tra i dottori”; “Noli me tangere”; “La tempesta sedata”; La cena in casa di Simone il fariseo”.

All’inizio del nostro secolo è stato costruito il campanile. Nel luglio del 1966 la Chiesa di Sant’Alfonso, come molte altre chiese del centro storico, ha subito seri danni a causa di una frana. Rimase lesionata in particolare la volta della navata. Lunghi e costosi sono stati i lavori di restauro. Nell’altare maggiore è posta una statua di Sant’Alfonso. Ricordiamo infine che i Padri Redentoristi dovettero lasciare la città dopo l’arrivo dei garibaldini perché era stata decisa da parte del governo italiano la soppressione del loro ordine, considerato troppo vicino al regime borbonico e ostile al nuovo governo. I Redentoristi agrigentini dovettero lasciare non solo la casa di Agrigento, ma anche le altre ormai diffuse in provincia e nell’Isola. Da Porto Empedocle i frati salparono alla volta di Malta il giorno 11 luglio 1860.

Con lettera datata 31 maggio 2019, il Molto Reverendo P. Serafino Fiore, CSSR, Superiore provinciale della Provincia Napoletana della Congregazione del SS. Redentore, della quale la Comunità dei Padri Redentoristi di Agrigento fa parte, comunicava all'Arcivescovo di Agrigento Card. Francesco Montenegro che, a motivo della penuria di vocazioni e l'età avanzata dei Padri operanti nella Comunità Redentorista della città, il CAPITOLO Provinciale aveva definitivamente deciso la chiusura della suddetta Comunità.

La sera del 1° agosto 2019, solennità di S. Alfonso, compatrono dell'Arcidiocesi, l'Arcivescovo di Agrigento, Card. Francesco Montenegro, ha presieduto nella Chiesa di S. Alfonso - costruita nel 1855 come prima chiesa nel mondo dedicata al Santo fondatore della Congregazione del SS. Redentore, che personalmente inviò i primi Redentoristi ad Agrigento - la Concelebrazione Eucaristica, essendo concelebranti i sopra nominati Padri Redentoristi Filippo Indovino; Giuseppe Russo e Vincenzo Romito e numerosi presbiteri agrigentini. L'Em.mo Arcivescovo, all'omelia, a nome di tutta l'Arcidiocesi ha voluto  lodare e benedire Dio e S. Alfonso per il dono preziosissimo della presenza dei Padri Redentoristi nella città di Agrigento e nella città di Sciacca e per l'immenso bene ricevuto da tutta la comunità diocesana a cominciare da quell'11 dicembre 1761, quando i Padri Pietro Paolo Blasucci, Domenico Caputo, Angelo Perrotta e il fratello coadiutore Pasquale Aiello, inviati da S. Alfonso, giunsero ad Agrigento, e ringraziare di tutto cuore, nella persona del legale rappresentante P. Filippo Indovino, la Congregazione e i singoli Padri che hanno operato nella Diocesi, fino agli ultimi due presenti, il Superiore P. Giuseppe Russo, che in venti anni di servizio nella Comunità Redentorista di Agrigento ha svolto un'importante opera pastorale, culturale e di qualificazione delle strutture, e il P. Vincenzo Romito che, con la predicazione, le confessioni e l'accompagnamento spirituale dei fedeli, é stato per molti agrigentini sostegno spirituale e guida illuminata. L'Arcivescovo ha manifestato inoltre il proprio vivo rammarico che oggi si sia interrotta una plurisecolare storia di amore e di servizio, auspicando che tempi migliori in avvenire possano consentire di riannodare questo filo di amore vicendevole, oggi interrotto, con una nuova presenza redentorista nell'Arcidiocesi. A sua volta, al termine della celebrazione, il Padre Filippo Indovino ha letto un messaggio del Superiore Provinciale P. Serafino Fiore, portatore del ringraziamento all'Arcivescovo e all'Arcidiocesi, del dispiacere di questa chiusura e della speranza che un rifiorire delle vocazioni possa consentire una nuova presenza redentorista in Agrigento (dal verbale di Chiusura della casa).