La Cattedrale

Frutto di nove secoli di costruzioni, rifacimenti, ampliamenti e restauri, si presenta oggi assai complessa nelle sue strutture architettoniche, suggestiva per la sua imponenza ed eleganza ed anche per la varietà degli stili e la ricchezza delle opere d'arte che contiene. Secondo alcuni studiosi, come lo Schubring, la cattedrale sorge sull'area della tempio di Giove Atabirio  o Polieo che, a presidio della città, con quello di Hatena, inglobato nella chiesa di Santa Maria dei Greci, sovrastava l'antica polis.

Dopo la conquista normanna della città (1086) e la nomina di San Gerlando a suo vescovo (1088), inizialmente fu cattedrale di Agrigento la chiesa di Santa Maria dei Greci. San Gerlando, poi, in sei anni , edificò la nuova cattedrale con l'episcopio. Molto probabilmente essa venne consacrata dal Santo verso gli anni 1093-95. L'edificio di San Gerlando dovrebbe identificarsi dell’area dell’attuale abside e transetto.

La cattedrale fu dedicata da San Gerlando alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, a San Giacomo Maggiore (perchè Agrigento era tornata cristiana il 25 Luglio del 1086) e tutti gli altri apostoli. Sia per gli eventi naturali- frane, terremoti, smottamenti - che per le vicende storiche ( le insurrezioni dei musulmani e le guerre di Federico II), la cattedrale subì molti danni e guasti che furono riparati dal capitolo e dai vescovi finchè i Chiaramonte, per decenni signori di Agrigento, nel secolo XIV, la ricostruirono nella forma attuale.

Si aggiunse, nel secolo XV, per opera di Giovanni Montaperto, poi vescovo di Mazzara, l'attuale torre campanaria costruita come baluardo per la chiesa e la città. Il vescovo Giuliano Cybo (1506- 1537) l'arricchì del soffitto ligneo a capriate, dipinto da Masolino da Floregia (1511-1514) con le immagini degli apostoli, dei Santi agrigentini e gli stemmi delle famiglie più nobili della città. Verso la fine del secolo XVI, sotto il vescovo Giovanni Horozco de Leyva de Covarruvias (1594-1606), la cattedrale chiaramontana venne allungata verso oriente con l'aggiunta delle colonne rotonde di stucco, dopo il primo arco trionfale; e poi chiusa con un muro cui erano addossati i tre altari della Madonna, Maggiore e del Santissimo Sacramento

Il vescovo Francesco Trahina (1627-1651) costruì la cappella marmorea di San Gerlando che poi fu adornata e rinnovata di marmi nel sec. XVIII e, quella contigua, ornata di una magnifica porta di bronzo, dentro cui fu posta l'urna del Santo.

Monsignor Francesco Gisulfo (1658-1664) prolungò ancora la cattedrale nella stessa direzione orientale includendovi l'attuale transetto (l'antica chiesa costruita da San Gerlando) e innalzando le tre cappelle absidali: della Madonna (a sinistra), la Maggiore (al centro) e del Santissimo Sacramento  (a destra), ornate tutte di stucchi barocchi, di sontuose cornici e quadri

Tra la fine del sec. XVII e l'inizio del sec. XVIII fu costruita la cupola in finta architettura- come era l'uso del tempo- dipinta da Michele Blasco che ne ornò anche i pennacchi con le allegorie delle virtù cardinali.

L'attuale facciata, abbattuta l'antica, venne costruita sotto il vescovo Francesco Maria Rhini ( 1676-1696) che ne fece anche ripulire e restaurare il soffitto ligneo del Cybo dai pittori Giacomo Azzarello e Giovanni Sammartino e costruire quello a cassettoni su cui fu posta l'aquila bicipite (1682).

Per dare alla chiesa uno stile unitario, tutte le colonne vennero allora arrotondate, gli archi resi a tutto sesto, coprendo ogni cosa di gesso e di stucco. le decorazioni del cappellone e delle altre due cappelle absidali furono complete sotto il vescovo Francesco Ramirez (1697-1715).

Il vescovo Bartolomeo Lagumina (1899-1931), dopo aver rafforzato la navata settentrionale, volle anche ripristinare l'antica architettura, scrostando lo stucco dalle colonne e dagli archi, liberando le pareti laterali dagli altari che vi erano addossati e dalle cornici, tribune e timpani barocchi che le ornavano.

Fu allora scoperto l'elegantissimo sacello chiaramontano, dove fu degnamente trasferita l'arca di San Gerlando, spostato il coro che si trovava nel mezzo della chiesa e trasferito dentro il cappellone dove, nel centro dell'abside, fu rinnovato l'altare maggiore, consacrato da Monsignor Lagumina nel 1908.

Monsignor G.B.Peruzzo (1932- 1963) ridusse il pavimento della chiesa ad un unico livello sino alla Cappella di san Gerlando, portò l'altare maggiore sotto la cupola, dotò la chiesa di un nuovo organo moderno (1934), rinnovò le scale di accesso alla porta principale e secondaria innalzò la cattedra vescovile marmorea

Il 19 Luglio 1966 un'improvvisa frana abbassò il piano della navata sinistra e ne fece crollare il tetto. la Chiesa, rimasta inagibile per parecchi anni, fu restaurata a cura del vescovo Monsignor Giuseppe Petralia che potè poi riaprirla al culto nel 1980.

Nello stato attuale la chiesa è un'ampia costruzione a tre navate, a croce latina, dal transetto poco allungato. Si presenta dunque come un edificio del sec. XIII-XIV nella parte occidentale; del sec. XV-XVII in quella orientale, distinguibile per il grande arco trionfale in conci di arenaria; del sec. XII, anche se molto rimaneggiata, nel transetto, del sec. XVII-XVIII nelle cappelle absidali.

Nella prima parte le finestre sono tornate all'ogivale originario, mentre nella seconda si aprono grandi finestroni rinascimentali.

The Cathedral of Agrigento, which is the result of nine centuries of constructions, remaking, amplifications and restaurations, nowadays shows a great deal of architectural structures, suggestive for its grandeur and elegance and mainly for the variety of the styles and the wealth of the masterpieces.

According to some experts, like Schubring, the cathedral stands on the area of the Temple of Jupiter Atabirio or Polieo, a garrison of the city, which - with Athena's one, incorporated in the Church of Santa Maria dei Greci - overlooked the ancient polis. After the Norman conquest of the city (1086) and the appointment of San Gerlando as bishop (1088), the Church of Santa Maria dei Greci became the first Cathedral of Agrigento. Then San Gerlando, in six years, built the new cathedral with the episcopate. Most likely it was consecrated by the Saint among the years 1093-95 circa. The very beginning building of San Gerlando's Cathedral must be the area of the current apse and transept.

 Agrigento turned Christian in July 25th of 1086, therefore the Cathedral was devoted by St. Gerlando to the Blessed Maria Vergine Assumed in sky, to St. Giacomo Maggiore and all the other Apostles.

Due to some natural events – especially landslides and earthquakes – and historical paths (the riot of the Muslims and the wars of Fred II), the Cathedral suffered many damages and breakdowns sheltered from the Chapter and the Bishops until the Chiaramontes, for decades one of the most influential noble family in Sicily, who in the XIV century rebuilt it in the actual shape.

Moreover, in the sec. XV, Giovanni Montaperto - afterwards bishop of Mazzara – built the actual bell tower as rampart for the church and the city. The bishop Giuliano Cybo (1506 - 1537) enriched the Cathedral with the extraordinary wood ceiling a capriate, painted by Masolino by Floregia (1511-1514) with the images of the Apostles, of the Agrigento’s saints and the coat of arms of the main noble families of the city. Around the end of the XVI century, under the eye of the bishop Giovanni Horozco de Leyva de Covarruvias (1594 - 1606), the Cathedral was lengthened toward east with the addition of the circular columns in plaster, after the first triumphal arc, and then completed with a wall where three altars.

The bishop Francesco Trahina (1627-1651) built the marmoreal chapel of San Gerlando which was renewed and decorated with marbles in XVIII century and the one closeby, adorned with a magnificent bronze door, inside which has been set the urn of San Gerlando.

The bishop Francesco Gisulfo (1658-1664) still prolonged the cathedral in the same oriental direction including the actual transetto (the base of the ancient church built by S. Gerlando) and raising the three chapels absidali: Madonna (to the left), the Greatest (in the middle) and of the Holy Sacrament (to the right), adorning them all with baroque plasters, sumptuous frames and pictures.

Among the end of the sec. XVII and the beginning of the XVIII was built the fake three dimensional dome - as they used to at that time - painted by Michael Blasco, who has adorned the panaches with the allegories of the cardinal virtues as well.

The actual façade, after the demolition of the ancient one, was built under the bishop Francesco Maria Rhini (1676-1696) who also allowed the polishing and restauration of the Cybo’s wooden ceiling to the painters Giacomo Azzarello and Giovanni Sammartino. Moreover he instructed the construction of the a cassettoni ceiling where the two-headed eagle was set (1682). In order to give an unitary style to the church, all the columns had been rounded off, the arcs made to all sixth, covering everything with plaster and stucco. The decorations of the Cappellone and the other two chapels absidali was completed under the bishop Francesco Ramirez (1697-1715). 

The bishop Bartolomeo Lagumina (1899-1931), after the strengthening of the northern aisle, also wanted to restore the ancient architecture, scraping the stucco from columns and arcs, and setting free the side walls from altars, frames, galleries and baroque eardrums.

That was the time of the discovery of the elegant sacello chiaramontano, where the ark of St. Gerlando was transferred. The choir was moved from the middle of the Church to the cappellone, where, into the apse, the Most Greater altar was renewed, consecrated by Lord Lagumina in 1908. 

The bishop  Giovan Battista Peruzzo (1932-1963) reduced the floor of the church to an only one level until the Chapel of St. Gerlando, brought the Most Greater altar under the dome, furnished the church with a new modern organ (1934), renewed the accessing staircases of principal and secondary doors, raised up the marmoreal Episcopalian chair.

In July 19th of 1966 a sudden landslide lowered the ground of the left aisle and its roof crumbled. The Church, remained unfit for several years, was restored by the Bishop Lord Giuseppe Petralia that in 1980 reopened the Church to worship.

Nowadays the Cathedral is a wide construction with three aisles, Latin cross made, with a transetto few lengthened.

It is a mixing of styles, cultures and history, looking like XIII-XIV century building in the western part, XV-XVII century one in the oriental (distinguishable for the great triumphal arc in sandstone blocks). Even though very rehandled, in the transept the XII century influnces are recognizable, in the chapels absidali the XVII-XVIII century one.

In the first part the windows got back to the original ogival shape, in the second are in Renaissance style.

“ANNO DOMINI 1511-1514”

Agli inizi della stagione rinascimentale, durante il vescovado di Giuliano Cybo (1506-1537), in occasione dei restauri della Cattedrale, si procedette al rifacimento del soffitto a capriate della navata centrale. Il soffitto esprime le nuove forme rinascimentali, all’interno di un linguaggio espressivo di formazione tardo-gotica. Le notevoli decorazioni uniscono il ricco e variegato repertorio del mondo medievale, con i suoi ornamenti di forma vegetale, foglie d’acanto, cornici e dischetti finemente sovrapposti, legati al mondo rinascimentale. L’impianto iconografico mira alla sintesi fra temi religiosi e laici, riunendo storie tratte dalla Bibbia, soggetti cavallereschi e temi letterari, presentati in un contesto decorativo di impronta rinascimentale.

Rocco Pirro nel 1630-1643 indica quale committente dell’opera il vescovo Giuliano Cybo (1506-1537), genovese, di profonda cultura umanistica. L’iniziativa di realizzare il soffitto cinquecentesco, probabile rifacimento di una precedente copertura andata distrutta, spinse il vescovo a chiedere al Papa Giulio II la facoltà di indire indulgenze per raccogliere elemosine da destinare ai lavori. Un contributo finanziario dovette giungere anche dalla famiglia Montaperto, intellettuali locali che vantavano la loro parentela con S. Gerlando. La nobile famiglia si adopererà nell’adeguamento dei lavori alle nuove forme rinascimentali.

Nell’identificare gli autori del soffitto, oggi la critica riconosce il virtuoso operato di svariati artisti, di diverse competenze, impegnati nella realizzazione dell'articolato progetto. Non più dunque opera di Masolino da Firenze, ipotesi rimasta oggi priva di riscontro documentario, ma lavoro di una equipe di maestri di forte impronta mediterranea, commista alle influenze iberiche (E. De Castro 2008).

ll soffitto della Cattedrale riflette un quadro politico e culturale di Agrigento molto interessante, nel passaggio dal XV al XVI, grazie alla integrazione fra vescovi stranieri, quali il Cybo, che guiderà la chiesa agrigentina, e i Montaperto, intellettuali locali, anch’essi di profonda cultura umanista.

Alcune tavole sono esposte al Museo Diocesano Sala del Cinquecento

Il gruppo scultoreo, raffigura il  drammatico episodio evangelico del Compianto sul Cristo morto. La scena  si compone di quattro figure: la Vergine Addolorata  e il Cristo morto al centro della scena, San Giovanni e la Maddalena che posti ai lati compartecipano al tragico evento. Sebbene le ingiurie del tempo hanno deteriorato il gruppo, la Sacra rappresentazione mantiene una forte forza narrativa. La figura di Cristo, seguendo i moduli del gotico doloroso, è umanizzata, contorta, con i segni di un martirio sopportato passivamente. La figura ossuta caratterizzata dagli stessi fasci muscolari in tensione, la torsione della zona addominale rivela una resa esecutiva lontana  dalla visione eroicheggiante di stampo classico rinascimentale che influenza il noto  Compianto di Caltabellotta realizzato da Antonino Ferraro nel 1552.

Le Sacre effigi, imprigionate nello spazio di una scena in tensione, sono ancorate ad una composizione fiammingheggiante, a cui si associa un decorativismo quasi metallico dei panneggi che riecheggia stilizzazioni plastiche borgognone. Nell’organizzazione della capigliatura a pesanti ciocche inanellate delle figure e nella barba rasata a filo di mandibola di San Giovanni risalta l’influenza fiamminga espressa in chiave iberica. La tensione fisica delle figure del complesso agrigentino riflette una tensione interiore consueta alle Sacre rappresentazione, nate con la finalità di coinvolgere emotivamente  il fedele.

Il tema iconografico del Compianto sul Cristo morto, derivante dal tema nordico del Calvario con spunti tratti dai Vesperbild, espresso sia in pittura che in scultura, trovò la sua massima espressione nelle Sacre rappresentazioni scultoree  finalizzate alla compartecipazione corale dei fedeli al tragico evento attraverso una realistica immedesimazione.

Il pregevole Compianto, privo di documentazione, non ha attualmente riscontri con altre opere coeve. Dall’analisi stilistico-formale il gruppo scultoreo è ricondotto  verosimilmente a bottega flandro-iberica del primo quarto del XVII secolo.

 

La  piccola    cappella  di San  Bartolomeo  è  incastonata  alla  base  della  torre  campanaria,  nota  come  “torre  dell’orologio”, edifcata durante la ricostruzione della Cattedrale ad  opera  dell’imperatore  Federico  II  tra  il  1232  ed  il  1240.  

Il sacello fu realizzato nel Trecento, probabilmente come sepoltura di una importante famiglia agrigentina legata ai Chiaramonte, se non addirittura degli stessi feudatari  d’origine angioina, molti dei quali furono seppelliti  ad  Agrigento.

Gli affreschi della cappella, come quelli della navata meridionale, furono staccati nel 1951 e restaurati da Lucio Raffaele Guerrieri. Più tarda appare la Crocifssione, databile nella seconda metà del Trecento,  a ridosso del defnitivo tracollo dei Chiaramonte (1382),  ma  ancora  negli  anni  del  massimo  splendore  e  predominiof amiglia in Sicilia e nella città dei templi. 

Caratterizzata da una spiccata gestualità, traboccante di accentuata espressività, è anch’essa riconducibile ad un pittore franco-catalano. Dall’intradosso  dell’arco  proviene  il  S. Bartolomeo,  la cui matrice culturale è l’area catalana-occitanica e roussillonese della prima metà del Trecento e che è  da considerarsi uno tra i più alti esempi della pittura parietale  dell’Italia  meridionale  dell’epoca tardo  angioina  Dalla  parete  di  fronte  provengono  i  tre  dipinti  contigui e riportati in un unico pannello, sebbene non costituiscano un trittico. A sinistra S. Cristoforo presenta alcune caratteristiche che di  accostarlo  al  S. Bartolomeo, come la pronunciata frontalità, il volto circoscritto in un ovale, il panneggio ordinatamente parallelo. Al cento la madonna del Latte con a destra una santa non identificabile, sono concepite con una grafia comune alla Madonna dell’Itria, che si trovava nella parete meridionale del transetto.

Gli affreschi sono custoditi nel Museo Diocesano.