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LA PAROLA DEL VESCOVO SULLA CATTEDRALE

Questo antico edificio, posto in mezzo alle nostre case, ne è il cuore o, poiché svetta in cima al colle, è come la vedetta che, mentre vigila e protegge chi abita questa terra, invita a guardare il cielo perché possiamo desiderare sempre ciò che vale ed è grande in modo da abitarla con stile umano e familiare. Le nostre radici sono in cielo. Non sono le case e i palazzi a rendere vivibile una città ma le persone e le relazioni che loro intessono. Qui, noi credenti viviamo momenti particolari di preghiera, di comunione e di amicizia che assicurano una vita sociale più solidale e più pacifica. I valori della vita cristiana, anche e soprattutto in tempi non facili come i correnti, restano attuali e decisivi; da credenti che viviamo in una città non possiamo non avvertire la responsabilità di aiutare la comunità civile a sentire sempre il bisogno dell’unità e della concordia. Giorgio La Pira proponeva di “rigenerare in Cristo la società civile; riparare, nella grazia, l'ordine umano collettivo; rifare le cattedrali e le chiese centro della città; ridare al culto collettivo della Chiesa il posto che gli spetta». È un’utopia che può diventare realtà se tutte le nostre comunità ecclesiali s’ impegnano non solo nella ricerca della Gerusalemme celeste ma anche nell'edificazione della città degli uomini “attorno all'antica fontana della grazia e della verità” (come diceva Giovanni XXIII), che è la Chiesa.

Da questa cattedra Cristo, l’unico vero maestro, continua a insegnare, a rivelarci il Padre, ad annunziare il Regno di Dio, a diffondere la legge rivoluzionaria della carità. Il pensiero grato va in questo momento a tutti i Vescovi che hanno rappresentato nella Chiesa agrigentina il «Principe dei pastori» - come lo chiama Pietro -, sempre presente tra noi, sempre identico a sé, ieri e oggi e nei secoli (cfr. Eb 13,8).

Questo maestoso tempio materiale ci rimanda all’altro tempio, più prezioso, quello spirituale, cementato della carità, fatto di “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2,5). - «Voi siete il tempio del Dio vivente» (2 Cor 6,6) – questo significa vivere in comunione di convinzioni e di intenti per superare ogni frammentazione e desiderare di camminare insieme. La comunione non è solo il frutto della buona volontà o delle strategie pastorali, ma è obbedienza dovuta al Signore. Ignazio di Antiochia definisce i cristiani: «pietre del tempio, preparate in anticipo per l’edificio di Dio Padre, sollevate in alto dalla macchina di Gesù Cristo, che è la croce, usando per corda lo Spirito Santo» (Ef 9,1). È Cristo la pietra angolare del tempio spirituale, se fondati e costruiti saldamente su di Lui si genera e alimenta la comunione tra noi cristiani. Non dimentichiamo le parole dell’apostolo: «voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio » (1 Pt 2,10).

SIGNIFICATO LITURGICO E ECCLESIALE DELLA CATTEDRALE

La chiesa cattedrale infatti da sempre costituisce il cuore di una città, il luogo in cui la comunità ecclesiale e civile spesso si identifica e si ritrova nei momenti significativi della propria storia. Si tratta dunque di un avvenimento lungamente atteso e desiderato. Io stesso, ogni volta che negli ultimi anni sono passato davanti alla porta chiusa della cattedrale, mi sono soffermato a guardarla con un vivo desiderio di poter oltrepassare la soglia per ammirare lo spazio interno e per constatare gli eventuali adeguamenti celebrativi che vi fossero stati apportati a seguito delle disposizioni date dai libri liturgici pubblicati per ordine del Concilio Vaticano II. La chiesa cattedrale infatti è un edificio costruito non tanto per essere ammirato dall’esterno, ma per  essere aperto ad accogliere la comunità dei credenti. Secondo l’immagine utilizzata dal profeta Isaia, essa è la Gerusalemme illuminata dalla gloria del Signore, con le porte sempre aperte di giorno e di notte, per lasciare entrare la moltitudine dei popoli alla presenza della luce del Signore (cf. Is 60,1ss.). La cattedrale è certamente la casa di Dio, ma è anche la casa del suo popolo.

Come nella maggior parte delle cattedrali d’Italia, entrano abitualmente in chiesa due categorie di persone: i turisti e i fedeli. Turisti e fedeli hanno tuttavia un’intenzione diversa: i turisti entrano per vedere, i fedeli per pregare. Il turista entra in chiesa senza avere un luogo o un punto preciso da cercare, si limita a guardarsi attorno alla ricerca di qualche cosa che lo interessi: egli guarda ovunque, dal pavimento alle pareti, al soffitto, ma il suo guardare è finalizzato solo a informarsi. Il credente, invece, quando entra in chiesa sa dove andare e dove guardare. Va alla ricerca di luoghi precisi: va subito all’acquasantiera per farsi il segno della croce con l’acqua benedetta, poi è attratto dall’altare, dalla croce, da un’icona, dalla cappella del SS.mo Sacramento. Egli va alla ricerca dei luoghi di culto, luoghi che esigono una sosta, luoghi che invitano e aiutano a pregare e a contemplare il mistero.